Il Santuario della Natività di Maria | Storia Arte Cultura

Il Santuario della Natività di Maria

                       

LA STORIA

Nel 1599 era stato eletto a parroco di Berzo il Rev. Donato Mazzoli, Dottore in Teologia e da parecchi anni Canonico di Cividate. Tale era la fiducia e la stima che il Vescovo aveva di lui, che non di rado ebbe ad affidargli degli incarichi particolari. La Chiesa Parrocchiale di Berzo, San Lorenzo, posta in alto sopra il colle sovrastante il villaggio a cui si giungeva per due straducole impervie e disagevoli, era frequentata nei giorni di festa, ma pochissimo nei giorni feriali e come era incomoda per i fedeli lo era anche per il parroco e per gli altri sacerdoti. Perchè la pietà fosse meglio alimentata e la vita cristiana fosse più curata, si sentiva la necessità di avere vicino o nell'abitato stesso una chiesa in cui i fedeli potessero adire con maggiore facilità, sia per assistere quotidianamente alla S. Messa come per potersi accostare con più frequenza ai sacramenti della Confessione e della Comunione. Perciò il nuovo Parroco fin dai primi anni del suo ministero lanciò l'idea della erezione di una Chiesa in onore della Beata Vergine. La proposta piacque e fu accolta in pubblica Vicinia, nella quale si deliberò di costruirla nel fondo detto la Mora, che era a lato della casa parrocchiale e confinava con la piazza del Comune. Dopo aver dato l'incarico ad un architetto della città di Brescia, del quale non conosciamo il nome, nel 1609 si diede inizio ai lavori preparando il materiale da costruzione, ingaggiando anche degli scalpellini per tagliare i massi di granito per lavorarli. Ma passato questo primo fervore la buona volontà si andò affievolendo e l'opera intrapresa con tanto entusiasmo dopo poco tempo cessò, tanto che fino al 1616 non se ne fece più nulla e cioè fino a quando un fatto straordinario non venne a risvegliare la popolazione, che sembrava di avere dimenticato la promessa fatta nel 1609.

L'APPARIZIONE DELLA MADONNA E SUCCESSIVO INTERVENTO

Vicino alla piazza del Comune si trovava una chiesetta, o meglio Oratorio dedicato a Maria Vergine e che la comunità di Berzo aveva eretto, o ricostruito, verso la fine del secolo XV. Sul davanti era chiusa da una cancellata di ferro ed aveva il pavimento di pietra. Sulla parete dietro l'altare vi era dipinta la Beata Vergine in trono col S. Bambino sulle ginocchia fiancheggiata da S. Lorenzo e da S. Glisente; così altre pitture adornavano le pareti. A fianco vi era il campanile con una campana che veniva suonata per dare i segni dell'Angelus come per convocare la Vicinia o per dare l'allarme in pericolo di incendio. Si era nell'anno 1616, ed in Berzo viveva una "buona donna e di ottima condizione" di nome Marta Damioli, maritata ad un certo Tommaso Polentini. Costei aveva trascorso la sua vita nel lavoro, nella tranquillità e nella pace, fino all'anno 1615, quando improvvisamente fu colta da una brutta malattia. Incominciò a smaniare e a non avere più pace, ed ogni qualvolta si portava alla chiesa durante le sacre funzioni dava in ismanie, si contorceva tutta, e si era costretti tante volte a portarla fuori; per cui essa credette, come il resto della popolazione, di essere posseduta dal demonio; e in questo stato doloroso trascorse parecchi mesi. Furono dai famigliari e dai fedeli fatte preghiere perchè il Signore avesse pietà della medesima, ed essa più di ogni altro nei momenti di lucido intervallo e quando non era tormentata dal male, moltiplicava le preghiere, gli esercizi devoti alla Beata Vergine perchè le ottenesse dal Cielo di essere liberata da tanto tormento. Ma il male non la lasciava. Un giorno, era il 24 settembre 1616, verso mezzodì essa nel recarsi ad un suo campo per attendere ad alcuni lavori agricoli passando vicino alla chiesetta della Beata Vergine udì distintamente e ripetutamente una voce che la chiamava: "Marta! Marta!" Si guardò attorno, ma non vide alcuno. Riprese il cammino e passando vicino al cancello dell'Oratorio invece della solita ripulsione si sentì come attratta ad entrarvi. Difatti vi entrò e messasi ginocchioni ai piedi dell'altare con grande fervore incominciò a pregare la Beata Vergine perchè le ottenesse la guarigione e la liberasse dal male che tanto la desolava. Mentre essa stava con lo sguardo fisso nell'immagine della Beata Vergine dipinta dietro l'altare, ecco che a lato di esso, librata in aria, le apparve la Vergine Santissima avvolta in un manto di color cenerino, la quale con volto mesto, ma soave, così le parlò: "Marta, la tua preghiera è stata accolta ed esaudita; tu guarirai; però dirai da parte mia ai reggitori del Comune che più non abbiano ad indugiare nell'erigere in questo luogo la mia chiesa". A queste parole la Beata Vergine ne aggiunse altre che solo al Rev. Parroco e ai Reggenti dovevano essere confidate. Detto ciò la Beata Vergine sparì e la Sign. Damioli da quel momento si senti completamente guarita.

La notizia dell'apparizione della Beata Vergine a Marta Damioli come è facile intuire, in breve si diffuse non solo in Berzo e nei paesi circonvicini, ma in tutta la Valle e anche più lontano, tanto che subito e da ogni dove si videro accorrere alla chiesina di Berzo una moltitudine di fedeli portati sia dal desiderio di vedere la graziata e il luogo dove s'era svolto il fatto miracoloso, sia da quello di pregare e di implorare grazie delle quali molti sentivano bisogno. Tanta fede non fu delusa poichè altre grazie proprio nel luogo dell'Apparizione furono concesse per l'intercessione della Beata Vergina e tutti ritornarono convinti della realtà dell'avvenimento. Questo ed altro ancora spinse i reggenti a convocare, dopo alcuni mesi dall'accaduto, una Vicinia straordinaria alla quale furono invitati a prender parte non solo, come si soleva, gli antichi originari, ma ancora tutti i forestieri, cioè i residenti nel Comune unicamente a quelli che pur non residenti avessero dei possedimenti nel suo territorio. La straordinaria assemblea venne convocata per il 12 febbraio 1617 per ordine dei due consoli ser Giov. Pietro Scalvinoni e Damiolo Tabachini. Nel verbale della seduta il notaio Guarignoni, dopo aver rilevato che gli invitati si erano riuniti "in quadam volta teranea" della casa del Comune situata nella contrada della piazza, e fatto notare che in altra vicinia di parecchi anni prima s'era deliberato di costruire una chiesa in onore della Beata Vergine Maria nel brolo del beneficio di S. Lorenzo "vocato la Mora" aggiunge che ora tutti "intendebant ipsamfabricam fieri et construi debere secus aliam ecclesiali veterem Sanctae Mariae contratae plateae... amplectendo et incorporando ipsam fabricam noviter construendam cum dicta ecclesia... stante quod in dicta ecclesia comparuit dicta Virgo et multas et diversas gratias facit". Degli originari furono presenti 40 capi famiglia e 13 dei forestieri ed il notaio ne dà l'elenco; quindi fa notare che tutti "nemine dissentiente nec discrepante dictam fabricam fieri et construere et fabricari debere secus dictam ecclesiali veterem Sancta Mariae in bona et laudabili forma" e tuttociò a spese del Comune e con le elemosine già fatte dai divoti e che si faranno, ed anche con l'aiuto dei forestieri, cioè dei non originari di Berzo. A tale scopo seduta stante fu deliberato che per cinque anni continui il danaro solito a versarsi ogni anno per dispensare agli abitanti il formaggio per le feste di Natale, gli agnelli per fare il "costo" nelle feste di Pasqua ed il vino per la festa di S. Lorenzo, fosse devoluto a tale scopo. Infine fu eletta una commissione di soprastanti alla fabbrica. Intanto "s'era talmente divulgato questo miracolo che da tutta la Vallata concorrevano genti a far voti a questa chiesina et aiutare con larghissime elemosime et opere manuali la fabrica". Il che concorda con le dichiarazioni dei testimoni contemporanei nel processeto del 1676. Deliberato adunque la costruzione della chiesa nel luogo dell'antico oratorio si passò alla compera del terreno vicino. Questa fu effettuata il primo marzo del 1617. Ma per dare alla nuova chiesa il respiro sufficiente occorreva all'uopo anche dell'altro terreno tenuto a brolo lì a fianco che apparteneva al sig. Francesconi Agostino di Bienno. Il giorno 4 giugno dello stesso anno anche questo venne a tale scopo acquistato dalla Comunità. Quando il 19 giugno 1632 il parroco Mazzoli si spense, egli potè avere la soddisfazione d'aver condotto a termine la fabbrica del Santuario. Però il tempio richiedeva di essere abbellito, poichè se per la parte muraria era compiuto, mancavano, oltre una parte della intonacatura esterna, anche le opere di decorazione e di pittura che dovevano renderlo degno del Signore che vi avrebbe preso dimora, come di Colei per la quale era stato innalzato. Il primo esempio anche per questo lo diede il reverendo Mazzoli, il quale nel suo testamento, steso nel 1632 poco prima della sua morte, fece un legato d'una buona somma di danaro perchè s'avesse ad acquistare un quadro, che rappresentasse la Natività di Maria Vergine da collocare sulla parete dietro l'altar maggiore come pala. I Reggenti si diedero alla ricerca dell'artista che avrebbe dovuto eseguirlo. La scelta cadde sul noto pittore di quel tempo, Mauro della Rovere detto il Fiamminghino che pochi anni prima aveva lavorato tre tele per le chiese di Bienno, che erano state gustate e lodate da tutti. Il quadro fu dipinto nel 1633, ed è certamente l'opera d'arte migliore che adorna questo tempio, sia per la disposizione delle figure, come per la vivacità dei colori e che degnamente è racchiuso in una artistica soasa di disegno sobrio ma elegante, uscita da una di quelle botteghe che allora fiorivano in Brescia.Dopo il rev.do Mazzoli fu eletto parroco di Berzo don Marco Rossi d'Iseo di famiglia distinta e ricca di quella borgata.Anche il nuovo pastore, nei pochi anni del suo parrocchiato (1633-1637) non dimenticò di interessarsi della nuova chiesa. Infatti si devono a lui, oltre ad alcune opere di pittura e d'intaglio in S. Lorenzo, anche l'altare nella cappella della Apparizione. Opera di buona scultura costruita nel 1637 da un "mastro Domenego di Brescia" (il medesimo a quanto pare, che ebbe ad eseguire quella che racchiude la pala dietro l'altare maggiore), e che al principio del secolo scorso, quando fu eretto l'attuale in scagliola in istile neoclassico, si trasportò nella cappella di S. Giuseppe. L'indoratura poi fu eseguita ancora nel 1637 da Bernardino Picenni di Valsaviore, uno dei migliori in quest'arte di quel tempo e noto allora in Valle e anche nel Trentino. Promosso il Rev. Don Rossi ad arciprete di Iseo sua patria, venne a reggere la parrocchia il rev. Don Girolarno Panteghini di Bienno già Arciprete di Malonno ed ultimamente di Edolo. La cappella della Beata Vergine che al tempo del parroco Rossi, era stata affidata ai confratelli dello Scapolare del Carmelo, nel 1642 fu tutta affrescata da un pittore bresciano del quale ci è ignoto il nome, ma che non era tra i più mediocri. Egli dopo aver dipinto sulla parete a fianco della immagine della Beata Vergine che è del secolo XV, i due profeti Elia ed Eliseo, rappresentò alcuni episodi dell'ordine Carmelitano tra cui il Pontefice Onorio III che approva per primo la Regola nel 1226, il B. Simone Stock che riceve dalla Beata Vergine il santo scapolare, S. Gregorio Magno con le anime purganti che ne invocano l'intercessione, e ciò per ricordare che a questo altare si celebravano le Messe gregoriane, ed in alto la Beata Vergine in gloria con in mano ancora lo scapolare del Cardelo. Decorata che fu questa cappella, nell'anno seguente 1643 per interessamento degli eredi del nobile Annibale Federici di Esine che intendevano soddisfare ad un legato del defunto loro zio, fu ordinato e poi collocato nella cappella di San Giuseppe, il quadro raffigurante il Transito del Santo patriarca. Il dipinto di discreto valore lo si deve a Domenico Carpinoni di Clusone dei cui lavori si vantano ancor oggi parecchie chiese delle valli bergamasche. Dopo il Rev. Panteghini venne a Berzo il Rev. Giovanni Giorgi di Santicolo già arciprete di Edolo. Fu durante la sua dimora in questa borgata ch'egli conobbe ed ebbe rapporti di amicizia sia con gli intagliatori Ramus che con il pittore Giacomo Bornini detto dei Bate di Bienno, ma accasatosi e residente in Edolo e ch'era tenuto dai suoi contemporanei camuni uno dei migliori pittori. Si deve al Rev. Giorgi se la comunità e i soprastanti al Santuario invitarono il Bate perchè avesse a dipingere le due tele che ancor oggi adornano le due cappelle di S. Glisente e di S. Antonio di Padova e se in seguito furono incaricati i fratelli Ramus, probabilmente Carlo, per la costruzione in intaglio dei due altari che pure ai nostri giorni si ammirano.

Affrescate le due cappelle della Beata Vergine e di S. Giuseppe, messe a Posto le due tele e gli altari dei santi Glisente e Antonio di Padova, restava ancora il rimanente della chiesa da affrescare, e a questo si giunse intorno alla metà del secolo XVIII. Ma prima di procedere a quest'opera ed allo scopo di meglio divulgare la devozione verso la Vergine Santissima, si pensò di diffondere tra i fedeli ed i devoti una immagine della Apparizione. A tal fine ci si rivolse ad Angelo Paglia, uno dei bravi pittori che fiorivano allora in Brescia e figlio non indegno di Francesco, già noto a quei di Berzo per aver affrescato nel 1675, la cappella di S. Giuseppe. Il disegno da lui eseguito venne affidato ad un Carlo Orsolini, maestro del bulino che lo incise su lastra di rame. A questo segui intorno al 1739, dietro proposta dell'Arciprete, Bosio Antonio e dei presidenti della fabbrica della chiesa, i due sacerdoti Don Bartolomeo Landrini e Don Antonio Testa, il proposito di dar principio alla decorazione per la parte che ne era ancora spoglia. La scelta del pittore cadde su Giovanni Albrici di Vilminore, che di quel tempo esercitava la sua arte in Brescia, i cui lavori riscuotevano l'applauso di molti; ciò avvenne nel 1740. Uno dei migliori dipinti è quello sopra la porta maggiore del tempio. Esso rappresenta l'Arca di Noé che galleggia tranquilla sulle acque del Diluvio, che porta in salvo quelli che in essa si erano rifugiati. L'Arca è un simbolo di Maria rifugio dei peccatori. A questo, fanno seguito su in alto, verso il volto, al disopra del pulpito e dell'organo, le quattro donne dell'Ant. Test. che furono figura di Maria Vergine; Ruth, Giuditta, Giaiele e Ester. Seguono i quattro profeti che nei loro vaticini allusero alla Madre Divina; Isaia, Daniele, Davide e Michea. Ed ecco che si entra nel N.T. In piccoli quadri vicini al volto, si trovano ritratti, la Presentazione al Tempio e la disputa coi dottori: e qua e là ai lati delle finestre i quattro Evangelisti. Su nella volta in piccole medaglie e in chiaro scuro vi sono: l'Immacolata, l'Adorazione dei Magi e la Beata Vergine incoronata dal Divin Padre, che si trovano incastonate tra i medaglioni che raffigurano, quello centrale, la Apparizione della Beata Vergine alla Marta di Berzo e le altre, l'Apparizione della Vergine a S. Pietro Nolasco, e quella a S. Raimondo da Pennafort (si ricorda che la festa della Madonna in Berzo, coincide con quella della Beata Vergine della Mercede - 24 settembre - ). Non sono dimenticati S. Lorenzo, S. Michele e S. Tomaso di Canterbury, i titolari delle altre chiese sussidiarie; nè le quattro virtù cardinali, come altri santi più venerati in luogo. Sembra che l'Albrici terminasse il suo lavoro mentre era vivente il Rev. Bosio, spentosi nel 1743. Il rev. don Pietro Bava di Breno che gli successe, ne continuò l'opera, affidando nel 1745 a Pietro Scalvini, discepolo al pari dell'Albrici, di Ferdinando del Cairo. Dipinse costui nella volta del presbiterio l'Assunzione dellà Beata Vergine al cielo e nelle pareti laterali le due virtù della Fede e della Speranza, e mentre nella prima le figure sono simmetriche, nelle altre è incorso nel difetto che gli viene di solito rimproverato, di non essersi saputo contenere nelle giuste proporzioni. Così con il lavoro di Pietro Scalvini ebbero termine le opere di ornamento nell'interno del Santuario che riuscì nel suo complesso, nonostante un certo distacco tra i dipinti dei due ultimi artisti, una vera armonia, un incanto di colori.

BIBLIOGRAFIA

  • Don A. Sina, 1950.

 

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